Olio calabrese, campagna 2026/27: produzione in calo e richiesta di stato di crisi

Le stime parlano di un calo fino al 40% della produzione in Calabria, con scorte record e prezzi alla produzione in discesa. Cosa sta succedendo e cosa può fare un olivicoltore.
La raccolta delle olive sta per entrare nel vivo, ma la campagna 2026/27 si apre in salita. In Calabria l'olivo non è una coltura come le altre: la regione dispone di circa 181 mila ettari olivetati, il 17,3% della superficie nazionale, ed è la seconda regione italiana per produzione di olio dopo la Puglia.
Le stime: meno olio, soprattutto al Sud
Le stime indicano che la produzione italiana dovrebbe scendere del 25%, a circa 260 mila tonnellate. Il calo è concentrato al Sud, soprattutto per l'alternanza produttiva dell'olivo: si stimano cali del 30% in Puglia e in Sicilia e del 40% in Calabria.
Scorte alte, prezzi alla produzione in calo
Il paradosso è che, a poche settimane dalla raccolta, la filiera si trova tra scorte record e prezzi alla produzione in discesa. Per questo Calabria e Puglia hanno chiesto formalmente il riconoscimento dello stato di crisi del settore.
Cosa può fare oggi un olivicoltore
- Puntare sulla qualità certificata: l'IGP «Olio di Calabria» valorizza le cultivar locali come Carolea, Dolce di Rossano, Sinopolese, Grossa di Gerace, Tondina, Ottobratica, Grossa di Cassano e Tonda di Strongoli;
- tenere in ordine il fascicolo: superfici olivetate e titoli di conduzione corretti sono la base per ogni aiuto, ordinario o straordinario;
- monitorare i pagamenti PAC: con gli anticipi 2026 la liquidità può arrivare prima;
- seguire l'esito della richiesta di stato di crisi: se arriveranno misure di sostegno, conterà essere pronti con i documenti.
Quando arrivano aiuti straordinari, li ottiene prima chi ha già il fascicolo aggiornato.
Pubblicheremo qui ogni novità sulle misure per il comparto olivicolo calabrese.


